|
BOOKS:
|
Lettere poetiche inedite a Eugeniu Unale
Mereu, poeta prigioniero di una divisa Un annu ancora / poi torro a bestire antigos pannos». Un anno
ancora e poi rivestirò gli antichi panni. Era il 30 aprile del 1894 e
Peppinu Mereu già non ne poteva più di indossare la divisa del
carabiniere. Lo confessava in una lettera in versi spedita al
commilitone Eugeniu Unale (Pozzomaggiore, 1870-1931). Una delle due
preziose epistole in forma poetica ritrovate dall’orgolese Antonio
Rubanu, pastore, gallerista e grande cultore di poesia sarda. Due
manoscritti inediti del poeta maledetto di Tonara, ora raccolti e
pubblicati in edizione critica da Giancarlo Porcu nel volume «Lettere
poetiche inedite a Eugeniu Unale» (Il Maestrale, 64 pagina, 9 euro). Un
ulteriore contributo per una migliore conoscenza della vita, della
personalità e della formazione dell’autore noto soprattutto per un
classico quale è «A Nanni Sulis», titolo originale della più familiare
«Nanneddu meu», poesia musicata dall’indimenticato maestro del folclore
sardo Tonino Puddu. È da queste due lettere in rima (i cui originali
Rubanu ha donato al Comune di Tonara e al Collettivo Peppino Mereu) che
viene fuori un ulteriore tassello della vita infelice del giovane
carabiniere-poeta barbaricino. Aveva appena ventitré anni, allora, da
quattro era arruolato nell’Arma. Quando spedì le lettere al collega
Unali era in servizio nella caserma di Osilo. Prima era stato a
Cagliari, Nuoro e Bonorva. Una parentesi alquanto sgradita e indigesta,
quella della vita militare, necessaria tuttavia per superare le limitate
possibilità di sostentamento dopo la prematura morte sia della madre
(nel 1887) sia del padre (nel 1889)
medico condotto nel paese. Per il giovane Peppinu, quarto di sette
fratelli, la scelta dell’uniforme era stata quasi un obbligo. Lo spirito
ribelle del poeta, tuttavia, si era scontrato ben presto con le
gerarchie della Benemerita. Primo: perché l’Arma non gradiva affatto che
Peppinu Mereu salisse sui palchi delle sagre paesane a cantare le sue
poesie in sardo e a sfidare i poeti improvvisatori. Secondo: perché un
suo superiore lo aveva accusato ingiustamente di furto. Processato e
assolto, lo scapigliato di Arasulè (così si chiamava e si chiama ancora
oggi il rione di Tonara dove Peppinu Mereu era nato nel 1872) aveva
perciò deciso di lasciare il lavoro. Malinconico e turbato, scosso
psicologicamente, come anticipa all’amico Unali nelle due lettere, «In
su dulche zeffiru» del 1 aprile 1895 e «Eugeniu caru» del 30 aprile
dello stesso anno. Ottava lira serrada, endecasillabi e settenari, 32
versi in totale, la prima; endecasillabi in terza rima, terzine
dantesche, 172 versi in totale, la seconda. Un corrisponder poetando,
dunque, vista la dimensione del tutto privata di queste comunicazioni
dall’assetto metrico. Non poesie in forma epistolare (più diffusa,
classica e indirizzata a un destinatario fittizio con il chiaro intento
invece di parlare a un più vasto pubblico). «Mereu est vivende
affligidu» scriveva il poeta tonarese a Eugeniu Unali, «de te, collega,
frade isfortunadu» raccontava all’amico fraterno. Afflitto e sfortunato,
Peppinu Mereu. Come se avesse il presentimento che la morte non era poi
così lontana. Come se già sentisse che ad appena 29 anni di età si
sarebbe consumato «che candel’e chera», come una candela. Intanto «il 6
dicembre 1895 Mereu viene congedato per infermità , affetto da
tubercolosi» ricorda Giancarlo Porcu nella raccolta «Poesie complete»
(Il Maestrale, 520 pagine, 9 euro), prima edizione del 2004, riveduta e
corretta nel 2007. E certo non è un caso se l’ormai ex militare
dell’Arma, ritornato in solitudine nella sua Tonara, sul finire
dell’Ottocento sottolineava con l’amaro in bocca: «Deo no isco, sos
carabinieris / in logu nostru prit’est chi bi sune /e no arrestant sos
bangarrutteris... ». Così scriveva in una delle sue lettere in forma di
poesia all’amico fidato Nanni Sulis, il medico Giovanni Sulis che nel
1899 prese l’iniziativa e fece pubblicare dall’editore Valdés di
Cagliari il primo volume delle «Poesias» di Peppinu Mereu. Poeta
maledetto, scapigliato di paese, ma soprattutto spirito libero e
democratico di marca socialista. Giovane poeta in limba che già nel 1893
aveva esordito pubblicando «Addio a Nuoro» nella rivista
«L’illustrazione sarda». Collaborò poi con «L’idea socialista» e «La
piccola rivista», fino al 1899. Due anni dopo, l’11 marzo 1901, morì,
probabilmente malato di tisi. Aveva 29 anni, compiuti il 14 gennaio.
Scarica libro |